Già da molti anni mi colpisce quanto la nostra società abbia uno strato, una pelle sottile, superficiale, e come appena andiamo in profondità troviamo la barbarie che non esita di fronte a niente, neanche di fronte al sacrificio umano. Questo processo è continuo nella designazione del capro espiatorio, e nella violenza contro chiunque rimane estraneo, sub-umano, diverso, inaccettato: dell’altro si può disporre a piacimento. Questo capita da sempre, io stessa mi sono trovata davanti la figura di Medea, l’ho vista, ho visto come si muoveva, non la conoscevo se non attraverso Euripide, come la barbara che veniva dall’Est, e che per odio a Giasone aveva ucciso i suoi figli. Con l’aiuto di ricercatrici e scienziate ho trovato nuove teorie che danno una diversa interpretazione, una Medea che non uccide i suoi figli, ma anzi tenta di salvarli. E’ vero dunque, da sempre, che in una società in crisi c’è bisogno di gettare la colpa su un singolo o su gruppi, e caricarli di ciò che disturba, delle frustrazioni, delle difficoltà, in modo da poter vivere con equilibrio e serenità. La questione è che se le cose funzionano in questo modo, vedo un reale pericolo per la nostra cultura, in particolare quando questi istinti distruttivi si uniscono alle spaventose possibilità della tecnica. Credo che se esaminiamo un caso molto da vicino e ci chiediamo quali sono i meccanismi che portano al “capro espiatorio”, allora per tutte/i sarà possibile vedere. Forse questa è una piccola speranza di utopia pratica, ma credo che possa essere un inizio per riuscire a vivere senza vittime”.
Christa Wolf