Arte1misia: proviamolo! Let me try it!

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So what do I do here? I Re/blogging my favorite photos, sharing stuff with followers, tagging, and more of those in that way I take a break :-)

I am enjoying myself, having a good time on tumblr because you don't die to know if someone is reading me. It's interactive but not all that much. Fair enought. I'm a bit asocial too!



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ovvero che faccio qui? Beh, salvo e ribloggo le mie foto preferite, le condivido con chi mi segue, aggiungo la tag e mi rilasso
:P
Nell'attesa su tumblr mi diverto forse perchè non è un blog in cui senti il muschio crescere prima di sapere che c'è qualcuno che ti legge! E' interattivo MA non troppo. Il giusto! Perchè un minimo asociale lo sono!
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unoetrino:

Anche i curiosi che si sono dimenticati le lezioni di scienza delle medie.
Un articolo un po’ lungo, ma molto, molto chiaro.
Non serve ricordarsi particolari nozioni scientifiche, e il piglio tende al faceto.
Dategli un occhio!  

E chi volesse impegnarsi in una ricerca di un libro che ajimè non hanno più pubbliato e che contiene un chiarissimo capitolo sull’omeopatia:

Follie e inganni della medicina

di Petr Skrabanek, James McCormick (si trova on line i e qui http://www.libreriauniversitaria.it/follie-inganni-medicina-skrabanek-petr/libro/9788831762359 )

ILLUMINANTE su moltisisme cose!!  Comunque avevo cercato per l’esame di  etica della scienza anche su wikipedia ci sono delle spiegazioni. Razionali.

(via 3nding)

thingsorganizedneatly:

SUBMISSION: Craftsman 1470 pc. Professional Tool Set

Meraviglia ☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆gli attrezzi!!! Io vado matta per gli attrezzi!!!

forgottenbones:

youknowyourebritishwhen:

I thought Google looks spifflingly British today ಠ_ರೃ

Enjoy the long bank holiday, people in the UK!

♔♔♔♔♔God save the queen!!!

fuckyeahtattoos:

I got a peacock feather in my ear to remind me every day that I am beautiful. My mom is my best friend; and we have both been completely destroyed. But in the end, we know that we’re strong and can overcome everything. This was probably the most interesting tattoo I have got, haha. It sounded like a dentist drilling your teeth. Everyone asks if it hurt, not even a little. :) it was the best experience ever.

Larry Farley in Michigan did it (he goes to different shops all the time). He has a light hand, and he is by far the best tattoo artist I’ve ever had.

Bellino nell’orecchio…anche un po’ meno nero però

youknowyourebritishwhen:

Turns out I could do it! These are the names of all the food from this post (from left to right):

  1. Lancashire Hot pot
  2. Cornish Pasty
  3. Fish and chips
  4. Full English breakfast
  5. Toad in the hole
  6. Shepherds pie
  7. Scones with jam and cream
  8. Crumpets with melted butter
  9. Yorkshire puddings
  10. Cheese on Toast
  11. Pork pies
  12. Roast dinner
  13. Rhubarb Crumble
  14. Rich tea
  15. Custard cream
  16. Strawberries and cream
  17. Sausage roll
  18. Chicken tikka masala
  19. Sandwich
  20. Haggis
  21. Jacket potato with beans and cheese

Ecco, vediamo di abituarci

Londra chiama e io scopro come si mangia

(via forgottenbones)

effyeahnerdfighters:

New tattoo; sorry I don’t have a better picture.


“Weltschmerz. It’s the depression you feel when the world as it is does not line up with the world as you think it should be… Because everyone thinks it should be possible to just keep falling and falling forever, to feel the rush of air on your face as you fall, that air pulling your face into a brilliant goddamned smile. And that should be possible. You should  be able to fall forever.”

-Will Grayson, Will Grayson

Submitted by bethaneybailey

Per un esame ho studiato che ci sono i pensieri downward e upward, per cui con i primi ci prefiguriamo una realtà peggiore per cui ci sentiamo fortunati anche se ci succede qualcosa di brutto perche poteva andare peggio. Però questo è gratificante ma ci fa restare immobili. Con i pensieri upward ci sentiamo pù frustrati perchè immaginiamo dei mondi migliori del nostri, però per contro possiamo avere la voglia di migliorare la nostra situazione per raggiungere il mondo immaginato più soddisfacente…no così, mi scappava il pensiero e dovevo buttarlo giù…

(via mezinfuckingland)

wearethe99percent:

I CAN”T FIND MY FUTURE.

I looked in college.

I found debt.

I looked to my parents.

I found debt and heartbreak.

I looked at my friends. 

I found grief and sorrow.

I looked at the land.

I found MY COMMONS DESTROYED, MY LAKES AND RIVERS AND SOIL AND TREES AND BEES AND WORMS DESTROYED.

I looked at my fellow humans.

I fund disease, debt, sorrow, dissonance, hate, greed, misery, AND NO ONE CARES ANYMORE.

well. I CARE. an awful lot.

IM TAKING MY FUTURE BACK. 

(IT’S MINE)

I AM THE 99%

(via misantropo)

eatsleepdraw:

These guys are the best dudes :)
Drew this up for them just for fun.

Support!
https://www.facebook.com/pages/The-Snips/196698313798

cojodesign.tumblr.com 

Sembra Bossi O.o

it’s a bit damp and where is the light socket?

(via hollywoodparty)

ilovecharts:

Choice

E noi cosa abbiamo? Gruppo Berlusconi un enorme palla e Repubblica, Unità e Manifesto e tanti piccolissimi pallini?

(via misantropo)

eatsleepdraw:

Anthropology class is boring. @herphany.tumblr.com

^^

normale
per un’uscita (?)
al lavoro/studio
in  casa
True, definitely lol!

normale

per un’uscita (?)

al lavoro/studio

in  casa

True, definitely lol!

(via superdia)

wearethe99percent:

stay strong, all of you. I admire each and every one of you amazing people.

♥♥

I am the 99% but I’m going to change this condition, or however I’ll try

(via misantropo)

emmanuelnegro:

misantropo:

wearethe99percent:

My family makes over $250,000 a year and we want to pay our fair share. We know it’s wrong to have such drastic economic inequality in the richest country in the world, and we want everyone to have access to the same opportunities that have allowed us to live so well. Education, health care, and a fair wage are fundamental rights, not whims of the free market. We want a fair progressive tax system because we know those who can afford to help those in need should do so.
We are the compassionate 1%, and we want to help.

Da qualche parte, una volta, lessi che il 20% degli americani pensava di far parte dell’1% più ricco. Questo rizio fa parte di quel 20%.
È incredibile come questo giochi a favore del vero 1%, perché questi pensano che 250k dollari tra tutta la famiglia siano “troppi” e vorrebbero fare la loro parte, mentre il vero 1%, che quella cifra la tira su in un mese, una settimana, un giorno, un’ora, se ne sbatte altamente…

Vero: la percezione di questo famoso “top 1%” è addirittura sottostimata. Secondo i dati più recenti (2009) del Censo americano, le famiglie con un reddito annuale superiore a 200.000 dollari formano in realtà il 5%, e quelle sopra i 100.000 addirittura (si fa per dire) sono poco più del 25%. Mi sorge a questo punto il sospetto che, nonostante un reddito da $100k annui sembri (e sia di fatto) molto elevato, anche molte di queste famiglie che le fredde statistiche classificano come “upper middle class” o “medio-alta borghesia” siano attualmente con un piede nella merda: una merda fatta di debiti che si accumulano dal college in poi, di spese sanitarie ingestibili, di investimenti andati in fumo, di ipoteche che incombono come avvoltoi.
Forse per capire e far capire che il capitalismo non è emendabile né riformabile bisognerebbe pensare a questo: che è un sistema tanto spietato e mostruoso che nessuno è mai sicuro, nemmeno chi si considera “piuttosto ricco”.
Per inciso, non credo sia casuale che, per quanto uno frughi tra le statistiche, una definizione univoca e sicura di quale sia il reddito davvero necessario per appartenere al famoso un per cento non la si trovi: i dati spesso si fermano prima (timidi?), e anche quando si trova qualche numero è comunque precedente al crollo del mercato immobiliare del 2008; il che vuol dire che da allora in qua il divario tra i super-ricchi e il resto s’è ulteriormente ampliato, visto che  il top 1% ha solo il 10% del proprio patrimonio legato agli immobili, mentre per il 60% più povero gli immobili - cioè quasi sempre la prima casa e nient’altro - rappresentavano il 65% del valore totale del proprio patrimonio. Comunque, secondo i dati del 2007, per far parte dell’1% a quanto pare bisognava già avere un reddito annuo superiore al milione di dollari.
(La fonte di gran parte di questi dati, e in ogni caso una lettura imprescindibile sulla diseguaglianza made in USA, è questo articolo di Mother Jones, già passato varie volte su tumblr, su twitter eccetera. Se ancora non l’avete fatto leggetelo SUBITO, perdio. Che poi nemmeno è un articolo, sono una dozzina di infografici, non avete scuse.)

anche L’ infelicità del successo   di Robert Reich è molto utile per capire i lati un po’ oscuri dell’economia american. Questo libro ci spiega perchè invece non ci accontentiamo, perchè  vogliamo (e oggi possiamo averlo) un prodotto/merce/servizio migliore, o  meno caro, a domicilio, in modo veloce e spesso più aderente ai nsotri  desideri. E quanto oggi sia facile cambiare e passare a qualcosa di  meglio senza trappole astutamente concepite da multinazionali avide o da  capitalisti cattivi.  Come ciò si ripercuota poi sulla nostra  vita lavorativa per necessità più frenetica e sull’assottigliamento  della nostra vita relazionale e di comunità.  Qiundi si chiede: siamo una società equilibrata?  La domanda di Reich già nell’introduzione è : inoltre lo vogliamo davvero?

emmanuelnegro:

misantropo:

wearethe99percent:

My family makes over $250,000 a year and we want to pay our fair share. We know it’s wrong to have such drastic economic inequality in the richest country in the world, and we want everyone to have access to the same opportunities that have allowed us to live so well. Education, health care, and a fair wage are fundamental rights, not whims of the free market. We want a fair progressive tax system because we know those who can afford to help those in need should do so.

We are the compassionate 1%, and we want to help.

Da qualche parte, una volta, lessi che il 20% degli americani pensava di far parte dell’1% più ricco. Questo rizio fa parte di quel 20%.

È incredibile come questo giochi a favore del vero 1%, perché questi pensano che 250k dollari tra tutta la famiglia siano “troppi” e vorrebbero fare la loro parte, mentre il vero 1%, che quella cifra la tira su in un mese, una settimana, un giorno, un’ora, se ne sbatte altamente…

Vero: la percezione di questo famoso “top 1%” è addirittura sottostimata. Secondo i dati più recenti (2009) del Censo americano, le famiglie con un reddito annuale superiore a 200.000 dollari formano in realtà il 5%, e quelle sopra i 100.000 addirittura (si fa per dire) sono poco più del 25%. Mi sorge a questo punto il sospetto che, nonostante un reddito da $100k annui sembri (e sia di fatto) molto elevato, anche molte di queste famiglie che le fredde statistiche classificano come “upper middle class” o “medio-alta borghesia” siano attualmente con un piede nella merda: una merda fatta di debiti che si accumulano dal college in poi, di spese sanitarie ingestibili, di investimenti andati in fumo, di ipoteche che incombono come avvoltoi.

Forse per capire e far capire che il capitalismo non è emendabile né riformabile bisognerebbe pensare a questo: che è un sistema tanto spietato e mostruoso che nessuno è mai sicuro, nemmeno chi si considera “piuttosto ricco”.

Per inciso, non credo sia casuale che, per quanto uno frughi tra le statistiche, una definizione univoca e sicura di quale sia il reddito davvero necessario per appartenere al famoso un per cento non la si trovi: i dati spesso si fermano prima (timidi?), e anche quando si trova qualche numero è comunque precedente al crollo del mercato immobiliare del 2008; il che vuol dire che da allora in qua il divario tra i super-ricchi e il resto s’è ulteriormente ampliato, visto che  il top 1% ha solo il 10% del proprio patrimonio legato agli immobili, mentre per il 60% più povero gli immobili - cioè quasi sempre la prima casa e nient’altro - rappresentavano il 65% del valore totale del proprio patrimonio. Comunque, secondo i dati del 2007, per far parte dell’1% a quanto pare bisognava già avere un reddito annuo superiore al milione di dollari.

(La fonte di gran parte di questi dati, e in ogni caso una lettura imprescindibile sulla diseguaglianza made in USA, è questo articolo di Mother Jones, già passato varie volte su tumblr, su twitter eccetera. Se ancora non l’avete fatto leggetelo SUBITO, perdio. Che poi nemmeno è un articolo, sono una dozzina di infografici, non avete scuse.)

anche L’ infelicità del successo   di Robert Reich è molto utile per capire i lati un po’ oscuri dell’economia american. Questo libro ci spiega perchè invece non ci accontentiamo, perchè vogliamo (e oggi possiamo averlo) un prodotto/merce/servizio migliore, o meno caro, a domicilio, in modo veloce e spesso più aderente ai nsotri desideri. E quanto oggi sia facile cambiare e passare a qualcosa di meglio senza trappole astutamente concepite da multinazionali avide o da capitalisti cattivi. Come ciò si ripercuota poi sulla nostra vita lavorativa per necessità più frenetica e sull’assottigliamento della nostra vita relazionale e di comunità.
Qiundi si chiede: siamo una società equilibrata?
La domanda di Reich già nell’introduzione è : inoltre lo vogliamo davvero?